Osservazioni conclusive
Una domanda che ci siamo posti prima di scrivere questo libro è stata se l'ingegneria delle piattaforme sia solo una moda, come tante altre1 che hanno travolto il settore negli ultimi 25 anni. Speriamo che le circa 100.000 parole che abbiamo scritto sull'argomento ti abbiano convinto del contrario, ma vediamo ancora il rischio concreto che l'ingegneria delle piattaforme sia vittima del ciclo dell'hype tecnologico. Con i venditori che spingono su dettagli specifici di implementazione e i consulenti che scrivono liste di controllo, rischiamo di perdere tutte le sfumature a favore di alcune metriche per il cruscotto di un dirigente.
Ecco perché nella prima parte abbiamo dedicato molto tempo a parlare del punto di inflessione della complessità che il settore sta affrontando oggi. Se da un lato il cloud, i vendor e gli ecosistemi OSS hanno accelerato l'innovazione tecnica laddove è richiesta dall'azienda (nel 2024 sarà tutto ciò che riguarda l'intelligenza artificiale), dall'altro non hanno reso i sistemi software più semplici di quanto non fossero negli anni '90 con i server come animali domestici e le piattaforme proprietarie dei vendor. La frustrazione si è spostata dall'avere a che fare con gli ingegneri dei centri dati al doversi confrontare con la natura copia-incolla dei "codebase" di Terraform, ma la complessità rimane. Anzi, con la continua spinta all'innovazione e la necessità di integrare i sistemi preesistenti, la complessità generale è cresciuta, ...
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